Categoria: Un po’ di me…di tutto un po’

  • Habemus macchina!

    Oh yes! Oggi, lunedì 6 maggio 2013, ho comprato una macchina!
    Si lo so, sono fuori di testa. Tra una settimana mi scade il visto, ancora non so se mi daranno sto fottuto working holiday, non guadagno quanto vorrei per poter mantenere me, pagare l’affitto, soddisfare i miei capricci e al tempo stesso mettere da parte qualcosina… però posso dire di avere una macchina. Non saprei se farmi una grassa risata o se buttarmi da un ponte.
    Boh, voi cheddite? Io, sinceramente, mi sento in estasi! Scusate l’entusiasmo ma qui rasentiamo la follia! E, come se non bastasse, questo pomeriggio, subito dopo aver firmato il passaggio di proprietà (che, udite bene, mi è costato la bellezza di appena 9 dollari, ovvero poco più di 5 euro!) mi sono lanciata in una sessione di shopping sfrenato… di quello che quanto torni a casa senti davvero di aver speso i soldi nel modo giusto!

    Vi do qualche informazione in più sulla macchina.
    Trattasi di una Toyota Corsa (bada bene: Toyota, non Opel!) del 95.
    Bianca, se non ricordo male. Cambio manuale a quattro marce.

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    Era la macchina di una ragazza italiana, Fabrizia, che ho conosciuto poco più di un mesetto fa al bbq di Pasqua con lo staff del Gina, e che tra una settimana tornerà, purtroppo, in Italia. Dico purtroppo perché mi ero appena resa conto di aver trovato una grande amica. Appena ci siamo conosciute, infatti, siamo entrate subito in sintonia e mi dispiace veramente tanto che lei debba già ripartire.

    Comunque per ora non so altro riguardo alla macchina. Ho cercato una foto del modello su google perché ancora non ne ho fatte. Naturalmente non appena avrò scattato qualche foto all’originale non tarderò a pubblicarla.

    Toyota_Corsa (1)

    Perfetto, direi che ormai manca solo un tassello per completare l’opera… e tutti voi sapete di cosa sto parlando. Quindi teniamo bene le dita incrociate e speriamo arrivi presto!

  • Freedom!

    Da non credere… tra un paio di settimane il mio visto turistico scadrà e ancora non mi è stato approvato il Working Holiday. Mannaggia a me quella volta che ho avuto la brillante idea di non applicare dall’Australia  Ecco, questo è stato forse l’errore di percorso più stupido che io abbia mai fatto. Anche peggio di quella volta che mi convinsero ad iscrivermi al liceo privato o di quando, il primo anno di università, il giorno stesso in cui cominciarono i corsi, capii di aver completamente sbagliato percorso. In entrambi i casi, fortunatamente, non fu un problema risolvere. Il vero problema si presenta nel momento in cui per risolvere la questione bisogna passare per quelle cavolo di “vie traverse” le quali, invece che semplificarti il percorso, te lo complicano all’inverosimile. Ed ecco spiegato il pasticcio in cui mi trovo adesso e dal quale non so come venirne a capo.

    Ricordo la volta in cui il mio professore di diritto, dopo che al quarto tentativo riuscii a passare l’esame, mi disse: “Si ricordi, signorina, che la vita non le concederà sempre una seconda possibilità!”. Al momento, presa dall’euforia di aver finalmente superato l’esame, non diedi peso a quelle parole. Solamente in seguito capii il vero significato e il valore di ciò che disse. Ora, mi spiace doverlo ammettere, ma purtroppo aveva ragione. Non è per niente piacevole arrivare al punto di dover pensare “se solo potessi tornare indietro…”. Ma ammettiamolo, a quanti di noi non è capitato di pensarlo almeno una volta nella vita?

    Quanto a me e alla mia situazione attuale, questa certezza è ormai diventata un chiodo fisso che mi martella il cervello in ogni momento del giorno e della notte. Se solo potessi tornare indietro io… richiederei questo fucking working holiday direttamente dall’Australia!!!!

    A questo punto, vediamo almeno di estrapolare un lato positivo.
    Se c’è un lato positivo in tutta questa faccenda è che forse proprio il fatto di non sapere per quanto ancora mi sarà concesso di restare in questo paese mi sta dando la spinta a godermi fino in fondo ogni singolo momento e a sfruttare tutte le opportunità che mi si presentano. Io non credo di esser mai riuscita a svagarmi tanto. Sicuramente questo periodo resterà nella storia della mia vita come uno dei più belli. Alla faccia di chi dice che la Nuova Zelanda è un paese noioso. Il divertimento bisogna crearselo! Ma soprattutto, bisogna avere la fortuna di incontrare le persone giuste che condividono con te la tua stessa idea di divertimento… che nel mio caso è molto semplice: un lavoro gioioso, la colazione con le amiche, una birra in compagnia, momenti di intenso spettegolare, una spaghettata notturna con i colleghi dopo il lavoro, uscire di casa la mattina convinta di tornarci alle 3 del pomeriggio, e non far rientro fino alle 3 di notte. Qui si respira un clima di libertà così assoluta che sarà difficile riuscire a farne a meno da qui in avanti. Il vivere alla giornata, senza orari (a parte quelli lavorativi), senza ritmi scanditi, senza dover rendere conto a nessuno di quello che fai o che farai… Sto davvero rendendo onore al mio ultimo tatuaggio. A proposito, ma ve l’avevo detto? Come ho potuto tralasciare un dettaglio così fondamentale?! A Melbourne mi ero fatta tatuare questo:

    Tattoo… che sta per freedom (ovvero libertà) in cinese.  😀

    Ai tempi non potevo renderlo pubblico perché non volevo che i miei lo sapessero.
    Confesso che se avessi soldi da sperperare non esiterei a farmene un terzo… pensavo a un bel simbolo maori sul braccio. Ma questo è un capriccio che può attendere…

    Anyway, miei cari amici, l’unica cosa sicura, in questo momento, è che non mi sento assolutamente pronta ad andarmene. Perciò, vada come vada, il modo per restare lo troverò.  👿

  • Un posto nel mondo

    In quest’ultimo periodo confesso di non essere stata molto ispirata per scrivere cose originali e spiritose… anche se di situazioni comiche fidatevi che me ne capitano davvero tutti i giorni! Sarà la monotonia quotidiana che ha preso il sopravvento… ma era quello che volevo, quindi per ora va benissimo così. A proposito di quotidianità… poco tempo fa vi avevo parlato di come si svolge la mia tipica giornata. Adesso però vorrei trattare un altro argomento .

    Chiunque abbia avuto occasione di vivere in una o più città straniere saprà sicuramente di cosa sto parlando. Sarete d’accordo con me sul fatto che quando ci si trova a vivere per un certo periodo in una città nuova (grande o piccola che sia), e inizialmente poco familiare, è rassicurante avere un luogo affezionato in cui andare a rifugiarsi qualche volta. Non intendo solo nei momenti brutti, ma di tutte quelle volte in cui si sente il bisogno di starsene un po’ per conto proprio a riflettere. Io, nella mia breve esperienza di viaggio, posso per ora dire di aver veramente vissuto solamente in due città: Sydney e Melbourne. E in entrambe queste città ho avuto uno o due posticini che mi facevano sentire al sicuro.

    background-darling-harbour-1191200A Sydney avevo Darling Harbour, dove andavo per riflettere seduta sulla gradinata di fronte all’oceano  o passeggiando lungo il passaggio che porta al quartiere cinese. Quando invece avevo voglia di leggere, scrivere o ascoltare musica in tranquillità, andavo a svaccarmi nel prato di Watsons Bay, lontano dalla confusione della city.

    ElwoodA Melbourne invece, i miei luoghi erano: la collinetta erbosa tra St Kilda Beach ed Elwood che da sull’oceano e dalla quale si può vedere la città all’orizzonte, o l’area ristoro della Food Court di Swanston St. Banale, lo so… ma ognuno è fatto a modo suo.

    Da notare che in entrambi i casi si è sempre trattato di due luoghi ben differenti: uno agitato e uno tranquillo, a seconda del mood e dell’esigenza del momento.

    AucklandPer quanto riguarda Auckland, invece, per ora posso solamente dire che mi piace molto il quartiere di Ponsonby, dal quale si può osservare la city dall’alto, o passeggiare lungo Parnell St, nel quartiere di Newmarket (pieno di bei negozietti). Vivo qui da troppo poco tempo per poter dire di aver veramente trovato un luogo particolare in cui rifugiarmi… forse perché non ne sento davvero il bisogno. Lo scorso anno sentivo spesso l’esigenza di isolarmi un po’ dal mondo. Ora non più. Anzi, adesso faccio di tutto per interagire col mondo intero. Comunque di Auckland mi mancano ancora diverse zone da visitare. Quando troverò il tempo (materiale ed atmosferico) devo assolutamente riuscire ad andare sulla cima del vulcano a Mt Eden e, non appena avrò la macchina, voglio immediatamente uscire dal centro della città e vedere un po’ i luoghi circostanti.

    Comunque, per ora, i luoghi in cui mi sento meglio in assoluto sono i miei due posti di lavoro. Non mi era mai successo di svegliarmi la mattina e di non veder l’ora di uscire per andare al lavoro. Ma è così che dovrebbe essere! Devi amare ciò che ti dà da vivere no? Purtroppo non è (quasi) mai così.
    A tal proposito mi viene in mente una strofa della canzone “Ti dedico tutto” di Biagio Antonacci:

    “…è per questo che vivo con molta paura
    tutto questo potrebbe di colpo finire
    ma poi penso ogni cosa ha una fine sicura
    quindi non me la meno e ci metto passione.”

  • Post-accio

    Svegliarsi col sole, pane e marmellata, il rumore della lavatrice in casa, cielo sereno, giorno off e vaghi progetti per trascorrere la giornata… questo è quello che volevo!

    Non capisco perché a volte io riesca a scrivere fantastici post durante quei quindici minuti che mi siedo al bar a bere un cappuccio, mentre altre, ne inizio uno e sette giorni dopo non è ancora terminato… e quando è concluso e lo rileggo mi fa pure cagare.
    Va beh…

    Ma parliamo un po’ anche di Auckland… sennò che ci sto a fare?
    Dopo ormai quasi due mesi dall’arrivo, posso dare conferma di quanto ho provato sin da subito: io qua mi sento a casa.
    È stato strano all’inizio ritrovarsi di nuovo in questa città dopo meno di un anno dall’ultima volta (vacanza-pretesto per rinnovo Medicare).
    In questo momento però non potrei chiedere di essere da nessun’altra parte. E non so dire cos’è che mi faccia sentire così. Forse perché il fatto di arrivare sapendo già cos’avrei trovato mi ha fatto saltare lo shock iniziale del “tutto nuovo”. Forse per lo stile di vita così free che ricorda molto quello australiano.

    hungry-jacks-burger-king_132904780Lo “stile cittadino”, come dicevo, è sempre molto simile a quello della cara vecchia Australia, con la sola differenza che qui, il famoso Hungry Jack’s si chiama ancora Burger King, e il Woolworths si chiama Countdown. Nessuna traccia del Seven Eleven e del suo buonissimo cappuccino a 1 dollaro, purtroppo.

    Bella Auckland… col suo “Pirellone” visibile da ogni angolo della città.

    ?????????

    Io abito proprio li vicino così, quando mi perdo, non mi resta che cercare la sua punta e seguire quella direzione  😛 .

    A detta di molti, quella che è appena terminata è stata l’estate più calda degli ultimi… boh, 20 anni?
    In compenso, nell’ultima settimana si è cominciato a sentire l’avanzare dell’autunno. Fortunatamente il sole scalda ancora parecchio durante il giorno. Il problema è la sera. Quindi non resta che andare in giro vestiti a strati… ricordandosi sempre di portare sempre con se anche un ombrellino per non farsi cogliere impreparati dalle piogge improvvise.

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    È bello vedere in giro per strada gente in pantaloni corti e infradito e, al tempo stesso, gente col piumino invernale. Ma ancora più bello è vedere che qua nessuno ti giudica per come ti vesti o per che macchina hai. Se cammini per strada e le scarpe ti fanno male, semplicemente te le togli e prosegui senza… o, addirittura, esci di casa senza neanche indossarle!
    A tal proposito vi rimando a questo articolo che ho trovato per caso navigando:
    http://myfamilygoestoauckland.vanityfair.it/2012/08/13/a-piedi-nudi-non-solo-nel-parco/

    Auto nuove e fiammanti in giro se ne contano davvero poche. Solo scassoni che, nel corso degli anni, sono passati nelle mani di 20 diversi proprietari… l’importante è che ti portino dove vuoi arrivare. E molto presto, spero, anch’io avrò il mio bel barattolino che mi porterà in giro!

    Dicono che Auckland sia una “boring city”. Non hanno tutti i torti. Però se hai un lavoro che ti occupa le giornate e qualche amico con cui uscire non è poi così tragica. Diciamo che la vita è molto tranquilla. E in questo momento è proprio quello che mi ci vuole: lavoro, uscite tra amici, cene in casa… Le settimane stanno volando. Ciò significa che, nonostante le dicerie, il modo per non annoiarsi lo si trova eccome!

    Proprio come pensavo, questo post fa caccare.
    Prendetelo un po’ così… ne arriveranno di migliori  :mrgreen: .

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