Categoria: Un po’ di me…di tutto un po’

  • Calma apparente

    Non so come cominciare questo post. Oggi sono scazzosa. Non che ci sia qualcosa che non va ma ho come una sensazione di calma apparente. Apparentemente, infatti, sembra stia filando tutto troppo liscio, sotto tutti i punti di vista… ma allo stesso tempo non mi sento soddisfatta al 100%. Mi sa tanto di situazione di stallo tra il periodo appena conclusosi e il futuro che verrà. Sento che sta per succedere qualche cosa che sconvolgerà ancora tutto. Ma analizziamo gli ultimi eventi per vedere di ricavarne qualcosa… così nel frattempo vi aggiorno un po’. Lasciati i miei due lavori precedenti non c’ho messo praticamente nulla a trovarne altri due che li sostituissero. Mi è bastato inviare qualche cv online per essere ricontattata. Attualmente sto lavorando cinque shift a settimana in un bellissimo bar di Newmarket, e altri cinque nel più importante ristorante italiano di Auckland. Non è che lo dico per menarmela ma è così.

    Lavorare al bar mi piace tanto. È un ambiente molto friendly, il capo non stressa e i colleghi sono molto simpatici e disponibili ad insegnarmi tutto quello che c’è da sapere. Sono l’unica italiana quindi parlo un sacco inglese. Il bello del turno che faccio, generalmente dalle 12.30 alle 17.30, è che alla chiusura posso portarmi via un sacco di cose buone da mangiare che sennò andrebbero buttate dato che viene cucinato tutto fresco ogni giorno. Così, oltre a me, posso far felici anche amici e coinquilini.

    Oltre al bar, come dicevo, per cinque sere a settimana lavoro in quest’altro posto. Trattasi di un fine dining, ovvero di un ristorante caratterizzato da un alto standard di qualità del servizio. Che dire… Da un lato mi sento fortunata ad essere capitata in un posto del genere. Sicuramente le prospettive di carriera sono molto alte e anche a livello di curriculum diciamo che mi darà una marcia in più se vorrò continuare a specializzarmi in questo settore. Ma diciamoci la verità. A livello razionale, lo ammetto, sto cercando di autoconvincermi che farei bene a restare. È vero, sto imparando tantissimo a livello professionale… un sacco di dettagli ai quali, giustamente, non è mai stato necessario dare importanza nei posti in cui ho lavorato fino ad ora. La dura verità, invece, è che mi viene l’angoscia ogni volta che si avvicina l’ora di doverci mettere piede.

    Non vi dico il nome ma vi posto un’immagine significativa del luogo.

    Monte-Cristo-Room

    Fino a poche settimane fa, pensavo di potermi ritenere piuttosto bravina nel mio lavoro, ma mi son presto resa conto che ho ancora un sacco di strada da fare. E questo credo sia il posto giusto per completarmi. Anche se non lo sento per nulla l’ambiente adatto a me, anche se mi sento un pesce fuor d’acqua quando ci lavoro (come un ippopotamo nel mezzo di una pista da ballo), so che mi insegnerà molto.
    È un po’ come sostenere di essere un grande musicista o un grande ballerino senza avere una conoscenza basilare di musica o di danza classica.

    Sì lo so, mi sto prendendo in giro da sola. Forse è da questo che deriva la mia attuale insoddisfazione. Come si suol dire “me la sto raccontando”. Lo so che non si fa. Ma almeno io lo faccio consapevolmente… In attesa di offerte di lavoro migliori che, modestamente, non mancano! Ricevo ogni giorno chiamate, mail, e trovo messaggi in segreteria da parte di persone che mi chiedono di fissare colloqui… e non sto parlando dei soliti lavoretti come cameriera o barista, ma di impieghi inerenti a quel famoso pezzo di carta che mi ha fatto penare per cinque anni. Eppure io questi lavori alla fine li snobbo tutti. Credo che il mio continuare ad applicare per questo tipo di offerte sia solamente una sfida personale per testare il mio curriculum. Vedo l’offerta, mi dico “mmm, sarebbe bello!”, applico, mi richiamano e perdo ogni interesse. Qualcosa vorrà pur dire no? Forse perché per adesso sto bene così. Il lavoro di certo non mi manca. Ok, non è il lavoro che mia mamma e tutto il parentado avrebbero voluto vedermi fare ma questa è la strada che ho scelto. Gira e rigira alla fine una cinquantina di ore la settimana non me le toglie nessuno. Anzi, a volte devo addirittura inventare scuse quando mi chiamano per chiedermi di poter lavorare nei miei giorni off. Come stasera ad esempio. No, mi spiace ma stasera ormai avevo già preso impegni inderogabili con me stessa. Vale a dire una serata tranquilla in casa, doccia, pigiama, film. Punto. Va beh che l’ultima volta che ho cercato di fare lo stesso è andata a finire che sono uscita alle 7 e sono rientrata alle 3 di notte. No, stasera se qualcuno vuole la mia compagnia è liberissimo di venire qui e di adattarsi al mio programma. Io non mi schiodo!  😈

    Proprio in questo momento mi è arrivato un messaggio dal boss del bar che mi chiede di lavorare anche domani… come non detto!
    Per la cronaca gli ho risposto di si. Meno male che stasera me la son presa libera!  😎

    Comunque questo per ora è quanto.

    Vi saluto sennò va a finire che passo la serata al pc.
    Buona giornata a tutti!

  • E mò basta!

    Uffi che nervoso! Ci mancava l’influenza!
    Erano anni che non me la beccavo… ma d’altronde in questo periodo, col clima pazzo che c’è, gira un’epidemia pazzesca. Mi ero fatta milioni di programmi per oggi e invece ho passato la giornata a letto. Per arrivare a chiamare al lavoro e dire che non ce la faccio ad andare vuol dire che proprio non ce la faccio. La cosa che mi fa più imbestialire è che per la mattina avevo messo in programma di andare dall’estetista a restaurarmi un po’, di fare una lampada dato che sono un fantasma, di andare a pagare la multa (si, pure quella per completare il quadretto fortunato), di riportare i libri in biblioteca, di andare in palestra e di passare infine a bere un caffè nel mio ex posto di lavoro. Invece nulla. Un’intera giornata passata a letto sotto tachipirina. Ma perché anche quando sto male a me l’appetito non manca mai?

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    Alle 17 mi sono svegliata con una fame pazzesca, così mi sono ordinata una pizza d’asporto e delle alette di pollo. Altro che brodo di pollo! Che schifo che faccio. Ormai sono stata pienamente contagiata da queste abitudini anglosassoni di mangiare ad orari assurdi. Ma d’altronde, con la vita che faccio, avere orari umani è praticamente impossibile. La cosa buona è che mi sono finalmente iscritta in palestra, giusto per impegnare anche quei pochi momenti liberi che mi restano. Bene, dato che sono solo le 18 e ho già la pancia piena credo che mi ritirerò nella mia stanza a vedere un paio di film. Che noia di venerdì sera! Non posso nemmeno uscire con gli amici che si trovano dopo il lavoro a bere qualcosa  👿
    Mah si, mettiamoci anche questo all’interno del pacchetto sfiga che ho vinto… si attendono momenti migliori  ;-).

  • Alla mia Nevina…

    25032010139Patata, che strano pensare che non ci sei più. È vero che partendo mi son persa l’ultimo anno e mezzo della tua vita, ma essere lontana e sapere che stavi bene mi faceva stare serena. Sicuramente eri in ottime mani. Anzi, quando ho lasciato casa ero certa che la mamma si sarebbe presa cura di te a tempo pieno, non le restava che la sua cagnolina a cui badare. Quasi quattordici anni passati nella nostra famiglia… eri come una sorella. Quanti capricci per averti! E poi, un giorno, siamo venuti a prenderti. Nel recinto, insieme alle altre tue tre sorelle, eri l’unica che abbaiava. È stato il papà a sceglierti, l’unico a cui hai dato retta in tutti questi anni. Ricordo che disse: “Prendiamo quella che abbaia, almeno sappiamo che farà la guardia!”. La guardia non l’hai mai fatta, ma di abbaiare non hai più smesso. Ti ricordi quand’eri piccola quanti scherzi che ti facevamo? E tu non ti sei mai ribellata. Ancora ricordo il pomeriggio passato ad insegnarti a dare la zampina. Era forse il secondo o il terzo giorno che eri con noi. E quanto tempo perso inutilmente cercando di farti capire che quando si andava a fare il giretto non dovevi tirare come una disperata! Ma te avevi sempre voglia di uscire da quel cancello e di zampettare per il vicinato alla ricerca di gatti. Eh si, perché il tuo unico scopo era quello. E la graffiata nell’occhio che ti sei presa quella volta che sei andata ad infilare il muso sotto alla macchina parcheggiata te la ricordi? Mannaggia a te. Quando si usciva, poi, bisognava per forza fare il percorso che volevi te sennò cominciavi a rognare. Non ci si poteva nemmeno fermare a fare due chiacchiere con qualcuno che subito tiravi il guinzaglio. 04072008031-001Testarda che non eri altro. Però quel giorno che sono scivolata sul ghiaccio in mezzo alla strada sei tornata indietro per vedere come stavo! Giretto, assieme a pallina, gatto, panino e biscottino erano le sole parole che ti facevano drizzare le orecchie quando facevi finta di non sentire. Che strano pensare che quando tornerò a casa non sarai più al cancello ad aspettarmi. Quanto vorrei prenderti ancora per il muso e affondare la faccia nel tuo pelo riempiendoti di baci. Ogni volta che per telefono chiedevo alla mamma di darti un bacino da parte mia era quella la mia voglia.
    Già il giorno che ti ho salutata partendo per l’Australia pensavo non ti avrei più rivista. Ero triste perché faceva freddo e tu non eri voluta uscire dalla cuccia per farti stringere un’ultima volta. E invece sono riuscita a riabbracciarti ancora lo scorso Natale. Quando sono ripartita, però, sapevo che quella sarebbe stata davvero l’ultima volta che ti avrei vista. Ma, come dicevo, ero tranquilla perché sapevo che c’era la mamma a prendersi cura di te e a non farti mai mancare niente. Sì, perché ricordo bene con quanto amore si preoccupava di cucinare un po’ più di pasta da tenere da parte per te, per condirla solo con l’olio buono e il grana che fa bene alle ossa. Fino all’ultimo ti è stata vicino e si è data da fare per farti stare al meglio. Di sicuro non si è mai fatta vedere triste di fronte alla tua sofferenza, non l’ha mai fatto neanche con me. Ma in fondo è questo l’amore.
    07072008065-001Che colpo l’altra notte, quando mi ha chiamata disperata per dirmi che eri peggiorata e che non sapeva cosa fare. La veterinaria avrebbe voluto mettere fine alla tua sofferenza nell’attimo stesso in cui ti hanno portata in studio, ma lei si è rifiutata. Voleva tenerti per sé ancora un po’ e stringerti ancora una volta prima di dirti addio. Nessuno era pronto a farlo così in fretta. Dopo una vita passata a sentirti chiedere scherzando “Neve, facciamo la punturina?” alla fine ci hai fregati tutti. Te ne sei andata tra le sue braccia il giorno seguente, nella tua casa, nemmeno un’ora prima di quella che tutti noi avevamo stabilito dovesse essere la tua ora. Ma meglio così. È stata la natura a decretare che era giunto il momento. Bisogna solo accettare il fatto che tu non sei più qui con noi, ma che nonostante tutto hai avuto una vita davvero dignitosa e piena di amore da parte di tutti coloro che ti hanno conosciuta. Per me resterai sempre la cagnolina più bella del mondo!
    Un bacione sul crapino!

  • Settimana disastrosa

    Le ultime due settimane sono state a dir poco disastrose.
    Foto sitoNel giro di nemmeno venti giorni ho lasciato un lavoro, ho perso l’altro e, ciliegina sulla torta, la mia Nevina è volata in cielo. Tutte questioni di cui non mi va proprio di parlare. Anche perché, pure volendo, non riuscirei nemmeno a trovare il tempo per narrare ogni vicenda. Naturalmente un affetto che viene a mancare così all’improvviso, preparati o meno che si possa essere, ti obbliga a fermarti un attimo per ripensare a quegli ultimi quattordici anni durante i quali è stata parte della famiglia. Per fortuna che ci sono gli amici, quelli a portata di “spalla” e quelli che con qualche parola di consolazione mi sono vicini anche se distanti.

    Ad ogni modo, sto cercando di rimettermi in carreggiata.
    Tornando al discorso accennato poco fa, infatti, dicevo che nonostante la disfatta lavorativa subita, la disoccupazione non è durata a lungo. Anzi… in meno di una settimana ho trovato due nuovi lavori che si sono praticamente sostituiti ai due precedenti. Di giorno sono sempre in un bar, questa volta molto più bello, molto più busy e ubicato nel cuore di una zona commerciale molto movimentata di Auckland: Newmarket. La sera, invece, ho trovato lavoro presso un ristorante molto stimato in città. Per il momento non posso fare nomi. Dico solo che ho molto da imparare da un posto così.

    Sì, sono ancora un po’ sconvolta da tutti questi fatti accaduti tutti insieme ma…

    Foto sito

    Arriveranno giorni (e post) migliori, promesso.