Categoria: Un po’ di me…di tutto un po’

  • Astenersi bigotti!

    Questa storia non posso non raccontarvela perché ha dell’incredibile… anche a costo di sputtanarmi un po’, ma chissene.
    Se siete persone di strette vedute o facilmente scandalizzabili per favore astenetevi dalla lettura.
    La storia è questa. Venerdì sera off. Dopo una pizza fuori con la mia amica Giulia ci rechiamo presso il nostro solito locale ad aspettare che gli altri nostri amici ci raggiungano dopo il lavoro. Qui metto gli occhi addosso ad un ragazzo davvero carino. Il mio interesse si fa ancora più grande quando sento l’accento francese. Eh lo so, che ci volete fare… Dopo una serata di sguardi, nel momento in cui fa per andarsene, un mio amico lo rincorre e gli passa un bigliettino con scritto il mio numero. Il tipo torna indietro e si presenta. Dopodiché dice che sta andando in un altro locale e ci invita a raggiungere lui e i suoi amici. Peccato che il giorno dopo io debba svegliarmi presto per andare al lavoro. Gli dico che forse è meglio uscire insieme un’altra volta. Dato che nel weekend avevamo entrambi già preso altri impegni ci diamo appuntamento per il lunedì successivo. Arriva lunedì. Dopo cena ci troviamo in centro e andiamo a bere un paio di drink in un locale. Durante la serata parliamo un po’ di tutto. Mi dice che la domenica seguente avrebbe lasciato Auckland. La serata si conclude con lui che prende il bus per tornare a casa e io che vado a salutare un amico che sarebbe partito il giorno seguente. Nemmeno mezzora dopo che ci siamo lasciati, il tipo mi scrive che ha passato una bella serata e che ci saremmo rivisti di sicuro in settimana. Ci ridiamo appuntamento per il mercoledì. Lui abita proprio nel quartiere in cui lavoro io adesso (seguirà aggiornamento anche di questo) che è un po’ fuori rispetto al centro della città. Finito il turno mi reco a casa sua. Qui arriva il bello. Trascorriamo la serata in camera sua, nel suo letto, a vedere un film… E nell’arco di quel 93 interminabili minuti lui NON c’ha minimamente provato! Terminato il film dice che è stanco e che la mattina avrebbe dovuto svegliarsi presto. Mi accompagna alla macchina e mi dice che ci saremmo sentiti. Dato che era relativamente presto per andare a dormire, decido di raggiungere i miei amici al locale. Mente sto guidando, esterrefatta, mi arriva un messaggio. È lui che mi scrive che sono davvero carina ma che purtroppo la storia tra di noi non può funzionare. Lui deve partire e non vorrebbe che io soffrissi  😯 .
    Cioè, adesso io mi chiedo… ma porca puttana, sei dall’altra parte del mondo, una ragazza ti lascia il numero, uscite, la inviti a casa tua, nel tuo letto… e non ci provi perché ti preoccupi che lei voglia una storia e che tu possa rischiare di farla soffrire????? Ma sei scemo o cosa? No, veramente, io non ci posso credere! Dove sono finiti i veri uomini???!!!! (L’ultima battuta naturalmente vuole essere ironica).
    Verranno tempi migliori dai. Vorrà dire che nel frattempo mi farò consolare dall’amica di sempre!

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    Incroyable!!!!!!

     

  • Come la cucina italiana viene (s)vista da oltreoceano

    Oggi mi è capitato sott’occhio un articolo interessante che trattava delle 10 tradizioni gastronomiche (non) italiane più famose del mondo. Così ho deciso di prendere spunto e di scriverne uno io con quello che ho potuto osservare da un anno a questa parte tra Australia e Nuova Zelanda.

    1) Cominciamo dalla confusione generale che regna tra le diverse portate. Quelle che in Italia tradizionalmente vanno sotto l’appellativo di antipasto, primo, secondo, contorno e dolce, in genere all’estero vengono riassunte in: starter, main, side e dessert. All’interno di ognuna c’è poi una confusione tale da mettersi le mani nei capelli. Approfondiremo…

    2) caesar-saladIl Garlic bread. Il pane all’aglio è un’usanza molto comune da queste parti per iniziare il pasto. I clienti lo richiedono per colmare un po’ la fame mentre aspettano che arrivi la portata principale. I ristoratori, dal canto loro, sono bel lieti di offrirlo (anche complementary) per provocare quella sete micidiale che li porterà a ordinare un maggior numero di drink. Con questa strategia, solo a pochissimi clienti resterà ancora un buco nello stomaco per il dessert a fine pasto ma, in compenso, si saranno scolati bicchieri e bicchieri di birra, vino e bibite ciascuno dei quali in sé costa quanto un dessert. Mica male!  😉

    3) Il caffè a fine pasto o, ancor peggio, a inizio… se non addirittura durante.
    Che poi… chiamalo caffè! Mi è capitato più volte di chiedere ad un collega di farmi un caffè durante il lavoro e di trovarmi davanti una brodaglia. Il fatto è che noi italiani quando domandiamo “mi fai un caffè?” intendiamo un semplice espresso. Per il resto del mondo, invece, il puro e semplice short black non è proprio contemplato! Per la maggior parte, infatti, il caffè non è altro che quella correzione che da un qualcosa in più al latte… da qui derivano Latte, Long Black, Flat White, Mocha e chi più ne ha più ne metta. Ancor peggio è sapere che, pensando di fare un’italianata, ne abusino nei momenti più inopportuni.

    4) Il pollo. Sì, qui hanno la strana usanza di mettere pollo dappertutto… nel sugo della pasta, nell’insalata, sulla pizza. Nel bar dove lavoro, addirittura, quando un cliente ordina una Carbonara abbiamo l’obbligo di domandargli se la preferisce con la pancetta o col pollo!!! 😯
    Incredibile davvero. Comunque devo ammettere che il pollo sta bene un po’ ovunque e si abbina facilmente alla maggior parte dei condimenti. A me piace molto la pasta pesto e pollo o la pizza con pollo e brie.

    5) caesar-saladLa famosa Caesar Salad. Eccone un’altra. In ogni menù che si rispetti non potrà mai mancare questa famosa insalata (italiana?) composta da lattuga, pancetta, acciughe, crostini, scaglie di grana e il famoso Caesar dressing (che poi, la ricetta per farlo a quanto pare è più segreta di quella della nutella). Ogni ristorante, poi, applica la più classica strategia di marketing che consiste nel dare al condimento il nome del proprio locale per rendere il piatto più… appetibile. Dimenticavo di dire che, tanto per cambiare, per qualche dollaro in più viene proposta l’aggiunta di pollo.

    6) La panna. La panna è un altro ingrediente che, come l’aglio e il pollo, viene messo un po’ ovunque… scontato aggiungere anche nella Carbonara! Direi che corrisponde al nostro prezzemolo.

    7) Sempre in tema di Carbonara (che, poverina, ormai una dignità ce non l’ha più) sarebbe curioso elencare tutti i diversi modi che hanno qui di cucinarla. Chi col pollo, chi coi funghi… chi con la panna (ovviamente). La ricetta della Carbonara, scusate la volgarità, direi che è quella più sputtanata al mondo.

    8) OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’ananas sulla pizza. Una delle pizze più richieste qui è la Pizza Hawaiian, composta da pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto e ananas. A quanto pare piace davvero molto. L’unica cosa che non riesco a capire è cosa ci faccia una pizza con dell’ananas all’interno del menù di una pizzeria italiana.

    9) L’uso improprio del cucchiaio. Solitamente, quando i clienti ordinano un piatto di pasta (per lo più pasta lunga) è usanza dotarli anche del cucchiaio. Tranquilli che qualora ve ne doveste dimenticare ci penserà il cliente di turno a ricordarvelo con aria un po’ scocciata non appena gli arriverà il piatto (sennò non inizia a mangiare).

    10) La taglia della pasta e della pizza. Eh già. Mai dimenticarsi di chiedere se per la pasta i signori desiderano l’entrée size (porzione antipasto) o la main size (porzione da portata principale). Per quanto riguarda la pizza, invece, gran parte dei ristoranti propongono di scegliere tra la regular size o la large size, se non addirittura la small.

    11) Per finire, da non dimenticare che qui è sacrilegio servire la pizza se prima non è stata tagliata a fette dal pizzaiolo. Una volta mi è capitato di prendere una pizza dal pass senza aspettare che venisse affettata… il pizzaiolo di turno per poco non mi infilzava col forcone per bloccarmi prima che arrivasse al tavolo!

    Non mi piace finire un elenco con un numero dispari… lascio a voi il compito di trovare un numero 12!  😛

  • Domeniche bestiali

    Dai lasciatemi raccontare un po’ delle ultime gitarelle fatte nei dintorni di Auckland. È ormai qualche settimana che mi capita di avere la domenica libera così, invece che poltrire nel letto tutto il giorno, ne sto approfittando per visitare qualcosa di nuovo al di fuori della grande città insieme agli amici disponibili di volta in volta. Vi faccio un sunto delle ultime tre sperando di non farlo sembrare il classico tema da dopo gita di quinta elementare.

    Cominciamo… Tre domeniche fa io e altri ex colleghi del Gina, causa mancata organizzazione il giorno precedente, abbiamo improvvisato un pranzo a pomeriggio inoltrato presso un bar – tavola calda nei pressi di Devonport. No, non siamo andati in Australia. Devonport, infatti, oltre ad essere una cittadina della Tasmania (Australia) è anche il nome della penisola che si affaccia sulla baia di Auckland, a 10 minuti di traghetto dal centro. Noi però, fighi, ci siamo andati in macchina… la mia ovviamente!  😉
    Peccato per il tempo piovoso, proprio lo stesso di un anno fa, quando ci sono stata per la prima volta con Simo.
    RiverheadDopo pranzo, vista l’impossibilità di farsi una passeggiata all’aria aperta, su consiglio di uno dei nostri amici ci siamo recati a Riverhead, un piccolissimo borgo situato un po’ più a nord dove si trova un pub storico che porta lo stesso nome del posto. Se vi piacciono quelle classiche taverne un po’ country che si vedono nei film, dove si beve birra e si gioca a biliardo con gli amici, non potete non farci un salto qualora passaste da queste parti.
    Vi linko il sito: http://www.theriverhead.co.nz/. Io impazzisco per questi posti!

    Passiamo alla settimana successiva. La domenica seguente il programma stabilito era sincronizzare le rispettive sveglie alle ore 8, trovarci per le 9 e, in base alle condizioni atmosferiche, decidere come trascorrere la giornata. Com’è andata a finire? È finita che dopo una serata di lavoro estenuante, solo io e la mia nuova amica Giulia abbiamo trovato la forza di scendere dal letto per presentarci all’appuntamento. E così, alla faccia di tutti quelli che preferiscono perdere tempo a ronfare piuttosto che godesi la vita, abbiamo deciso di andare a visitare Rangitoto Island, un’isola vulcanica che dista 35 minuti di traghetto dal centro. Ecco, se vi capitasse di volerci andare, sappiate che sull’isola non ci sono bar, ristoranti, negozi ne tanto meno acqua potabile. Noi l’abbiamo scoperto alla biglietteria, giusto due minuti prima della partenza, così abbiamo dovuto comprare tutto il necessaire sul traghetto. Che dire… per raggiungere il cratere del vulcano ci vuole una bella oretta di marcia, e se non si è allenati non è per niente una passeggiata. Noi siamo arrivate alla vetta sudate fradice e senza fiato… ma molto soddisfatte. La vista poi, ripaga di ogni sforzo. WP_000592Purtroppo, la borsa con asciugamano, ciabatte e riviste è stata un peso inutile da portare dato che in cima non ci sono spiazzi verdi su cui potersi svaccare per riprendere le forze. Comunque noi, incuranti di tutto e di tutti, non ci siamo fatte problemi a distendere i nostri teli lungo uno dei ponticelli in legno che circondano il cratere e a farci una pennichella prima di riprendere la via del ritorno.

    Ma veniamo a ieri. Ieri alcuni miei amici sono partiti per qualche giorno di vacanza a Queenstown, nell’isola Sud così io e Giulia abbiamo organizzato una giornata tutta per noi con pranzo presso la famosa Cheese Factory nella Puhoi Valley, la quale dista una quarantina di minuti d’auto da Auckland. Qui il sito: http://www.puhoivalley.co.nz/. Per non arrivare troppo presto, però, abbiamo azzardato una sosta improvvisata nella cittadina di Orewa. Scelta rivelatasi poi azzeccatissima dato che, senza saperlo, siamo capitate in una tra le prime 10 località marittime della Nuova Zelanda. Prima di andare a pranzo abbiamo così fatto una passeggiata lungo la spiaggia durante la quale noi, invece che contemplare il panorama, abbiamo preferito ammirare le villone che si affacciano sull’oceano, valutando quale fosse la più bella e immaginando come sarebbe abitarci. Cheese FactoryCome dicevo, per pranzo ci siamo quindi recate alla Cheese Factory, a 10 minuti d’auto da Orewa, nella Puhoi Valley. Qui si possono acquistare formaggi locali di vario genere o ordinare dal menù un tagliere composto da una fetta di formaggio, del pane e una salsina abbinata a seconda del tipo di formaggio scelto… yummy!!! 😛  Peccato per la pioggia… dev’essere proprio un bel posto dove passare la giornata immersi nella natura. Sicuramente ci porterò i miei quando verranno a trovarmi a Natale!

    Ho scoperto oggi che sarò off anche la prossima domenica. Se non piove mi piacerebbe spingermi un po’ più lontano e andare a visitare la penisola di Coromandel. Magari stando anche via una notte… boh, vedremo!

    Spero di non essere stata troppo noiosa nel narrare!
    Alla prossima!

  • La notte porta… scompiglio?

    images (1)Sono le 5 di notte passate e non riesco a dormire… forse complice la mangiata che mi son fatta dopo il lavoro o il Baileys al caffè che mi ha offerto la coinquilina quando sono rientrata a casa. Strano però. Mi sentivo così stanca dopo quasi otto ore di lavoro ininterrotto. Al ristorante questa sera abbiamo avuto il pienone ed eravamo anche sotto-personale. Dire che abbiamo corso tutti come polli (come si usa dire qui) è dire poco. Mi viene in mente la canzone dei Coldplay “when you feel so tired but you can’t sleep…”. Sì, mi sento stanca da morire ma allo stesso tempo non riesco a prendere sonno. Fortuna che domani non si lavora! Tra poco sarà già l’alba. Sono d’accordo con alcuni amici di trovarci intorno alle 9 per poi decidere qualcosa da fare per trascorrere insieme la domenica. Le previsioni danno sole e temperature primaverili, nonostante qui sia ancora pieno inverno. L’idea iniziale era un barbecue a casa di un nostro amico, poi abbiamo pensato di spingerci un po’ più in là, magari fino alla penisola di Coromandel o a Waiheke Island, per esplorare la natura selvaggia al di fuori della grande metropoli. Per ora, l’unico piano che abbiamo concordato è quello di puntare tutti la sveglia alle 8, sentirci e decidere. Speriamo di riuscire a sfruttare la giornata nel migliore dei modi. Dopo una notte passata a contare le pecore (e in New Zealand non sono poche), personalmente spero di avere la testa abbastanza lucida per godermi il giorno e la compagnia. Ma sicuro sarà così. Ormai sono abituata a non avere più orari. A pensarci bene ieri mattina mi sono alzata a mezzogiorno. Forse anche questo ha influito. Comunque mi piace l’idea di vivere senza orari fissi o senza quei momenti che generalmente si ripetono quotidianamente per almeno cinque giorni su sette, quali l’ora della sveglia, l’ora dell’uscire di casa per andare al lavoro, l’ora del pranzo, l’ora del rientro dopo il lavoro, l’ora della doccia, l’ora del telegiornale e della cena, l’ora dell’andare a dormire… Non so quanto questo sia giusto. Non so nemmeno se si possa considerare giusto o sbagliato questo modo di vivere. Forse è solo uno dei tanti modi che uno ha di vivere la propria vita o forse è solo una fase. Chi l’ha detto che bisogna per forza vivere a ritmi scanditi? Forse la mia è una forma di rivolta alla vita che la maggior parte delle persone conduce per consuetudine. O forse è solamente una classica ribellione post adolescenziale. Chi lo sa. Però sto conoscendo moltissimi ragazzi che la pensano come me. E questo mi rasserena. Io so solo che per ora va benissimo così. Mi sento libera, sto bene, non ho rimpianti… vado a letto felice e soddisfatta e mi sveglio la mattina piena di energie. Cosa mi manca? Forse vorrei avere qualche soldo in più sul conto, giusto per stare un po’ più serena… ma chi non lo vorrebbe? Forse in questo momento mi manca il fatto di non avere un compagno fisso. Per la prima volta nella vita, però, non mi viene subito da dire che mi manca la salute. Lo so che in realtà mi sto raccontando una grossa cazzata, ma mi sento così in forma che mi son quasi scordata di tutti i problemi che avevo (e che ancora ho, naturalmente). Va beh, gira e rigira si son fatte le 6.30. Provo a chiudere gli occhi un’oretta.
    Auguro buon risveglio a chi vive a queste latitudini e buon sabato sera a voi che abitate dall’altro lato del mondo!