Categoria: Un po’ di me…di tutto un po’

  • Ma mollatemi!

    Non si può mai star tranquilli un attimo… ieri accompagno Simo al lavoro con l’obiettivo di scroccare un caffè e poi di svaccarmi qualche oretta al parco e arriva la scolaresca schiamazzante che mi gironzola intorno per buona parte del tempo. Oggi stessa cosa… accompagno Simo e mentre aspetto che apra il negozio e porti fuori i tavolini mi si incolla una bambina, figlia di non so chi, che inizia a mimarmi le lettere dell’alfabeto e a chiedermi “che lettera èèè?”. Ma perché le scuole non restano aperte tutto l’anno? L’altro giorno, invece, in pizzeria serata special per i pampini di una scuola cattolica a cui la mia capa devolve una volta al mese il 10% dell’incasso serale. Non vi dico il bordello che hanno fatto. Fortuna che qui cenano presto quindi alle 19.30 se n’erano già tutti andati a casa.
    Certo che è proprio vero… più una cosa non la tolleri e più l’attiri! Ragni in primis…
    Ah si, non ve l’ho detto… l’altra notte mi sono trovata una tarantola in stanza. Mi è toccato svegliare Simo per ucciderla. Non vi dico le bestemmie che mi ha tirato. Alla fine, non essendo sicura che fosse morta davvero, dato che il corpo è finito dietro la libreria, ho pensato bene di dormire sul divano… quella checca di Simo non mi ha voluta in stanza con lui! Inutile dire che il giorno dopo mi sono svegliata tutta rattrappita e dolorante.

    Anyway, come procede la vita lì da voi? Qui va tutto bene… come sempre, l’unico problema è il danaro che non basta mai! O almeno, se cercassimo di condurre una vita un po’ meno agiata riusciremmo ad accantonare qualcosa. Invece, tra l’affitto della reggia puzzolente che ci siamo concessi questo mese e tutto il cibo che consumiamo, lo stipendio ci basta giusto per campare. Per riuscire a risparmiare qualcosa dovremmo accontentarci di una stanza in affitto in un shared apartment e magari rinunciare a mangiare salmone e camembert   ;-).

    Che programmi avete voi per Pasqua? Io e Simo lavoriamo! Non oso immaginare il puttanaio che ci sarà domani e domenica in pizzeria! Domenica, poi, mi tocca lavorare con quella delle due cameriere che proprio non sopporto. Si comporta come la classica saputella che sa tutto lei: “Ma l’hai shakerato il succo prima di versarlo nel bicchiere?”, “I menù sui tavoli si mettono così, non così!”, e mi sposta menù, piatti, bicchieri, prende le ordinazioni al posto mio, quando c’è un po’ più di gente rispetto al solito, poi, comincia ad agitarsi e mi viene addosso ogni volta che sto portando i calici di vino ai tavoli… Forse ha paura che la nuova arrivata le porti via il lavoro. Tranquilla cara, che quando tra poco mi licenzierò dovrai smazzarti anche il mio di lavoro! Va beh dai, non mi dilungo troppo su questo argomento. Preferisco dedicare un’altra volta un bel post ai nuovi personaggi che sono entrati nella mia vita nelle ultime due settimane, ovvero tutti i dipendenti dell’Arthur’s Pizza. Fatemeli studiare bene così poi vi saprò dire qualcosa di più. Tanto ce n’è per tutti!  😈

    Buona giornata carissimi!
    (non sprecatevi con i commenti che costano!)

  • Crossroads

    Come forse avrete capito, la vita qui è tutta un enorme punto di domanda.
    Non si possono fare progetti a breve termine (e per breve parliamo di ore), figuriamoci nel lungo periodo! Questo per pregarvi di smetterla di chiedermi quand’è che tornerò :-P.
    Scherzi a parte, a neanche una settimana dal nostro insediamento in questa casa, io e Simo ci stiamo già chiedendo sotto quale tetto vivremo quando ce ne andremo via di qua, ovvero il 20 Aprile. Le opzioni sono varie.

    1. Andare a stare tutti e due nella sua vecchia famiglia. I problemi che sorgono però qui sono due, e tutti e due interessano me. Uno: non si sa se ci sarà una stanza disponibile per me. Due: io sarei davvero troppo lontana dal ristorante, e specialmente la sera non saprei come tornare.
    2. Trovare un altro appartamento in una zona ben fornita di mezzi pubblici e a metà strada tra la pizzeria e la gelateria. In tal senso si pensava al quartiere di Bondi Junction, che è un punto cardine da dove partono treni e bus per ogni dove.
    3. Terza opzione, ahimè, è quella di separarci. Simo tornerebbe in famiglia e io mi troverei una stanza in un appartamento in condivisione vicino a dove lavoro.

    Per quanto riguarda la prima alternativa, si pensava di risolvere il problema anticipando l’acquisto dell’autovettura. La userei io per andare avanti e indietro dal ristornate. Anche se in quella zona mi dicono sia impossibile trovare parcheggio. Diciamo che a questo punto le alternative che ci restano sono effettivamente due: restare insieme e trovare un’altra sistemazione, o separarci. È ancora presto per parlarne. Abbiamo deciso che riprenderemo in mano l’argomento questo fine settimana e solo allora prenderemo una decisione.
    Intanto domani andiamo a vedere un appartamento a Bondi Junction…

    Comunque io non sarei molto dell’idea di tornare in famiglia e di dovermi riadattare a nuove regole. Preferirei mantenere la mia indipendenza e i miei orari, soprattutto per il fatto che con questo lavoro ormai non posso più avere orari umani. Quando so che lavorerò la sera, ad esempio, cerco di pranzare il più tardi possibile, in modo poi da evitare di sbavare sulle pizze che porto ai tavoli e trasmettere un’immagine professionale. In famiglia tutto questo scombussolamento sarebbe un problema oltre che per me, anche per tutti gli altri componenti.

    Che dire… per il momento la situazione è questa.
    Staremo a vedere come si evolverà la cosa.
    Come sempre vi terrò informati in tempo reale sugli sviluppi.

    Buon risveglio miei cari!
    Da voi sono le 7.30 del mattino, qui invece sono già le 3.30 del pomeriggio e sto per uscire per andare a comprare gli ingredienti che mi serviranno per la cenetta che preparerò stasera. Finalmente una serata in casa. Il programma è: aperitivo, cena, film e qualche drinksss  😎

    À bientôt mes amours!

  • Io odio…

    Dunque, la romanzata di ieri era il racconto di una giornata tranquilla in cui tutto fila liscio.
    Quello che leggerete a breve, è ciò che accade quando non tutto va secondo i piani.

    Domenica mattina, ore 8.30. Ritrovo in salotto con Simo per la colazione. Tutti e due belli rilassati per aver dormito un’ora in più e anche belli carrrichi e pronti ad affrontare una nuova giornata australiana. Programma lavorativo: Simo comincia alle 16.00 e io alle 18.00. Ottimo, abbiamo la mattina tutta nostra e anche il primo pomeriggio. Buttiamo giù una sorta di programma pre-lavorativo: passeggiata mattutina da Rose Bay a Double Bay (5 km), poi bus fino in centro e pranzo da Rob (abbiamo nominato così il centro commerciale in cui lavora quel buonuomo di Rob che più di una volta ha risolto i nostri problemi di connessione). Dopo pranzo, bus 380 con fermata Rose Bay per me, e Watsons Bay (il capolinea) per Simo. Lui sarebbe andato diretto in gelateria mentre io sarei tornata a casa ad aspettare le 17 per uscire di nuovo e andare al ristorante. E arrivederci a stasera.

    Bene, questi erano i piani.
    E questo è quello che invece è successo.

    Domenica mattina, ore 8.30. Ritrovo in salotto con Simo per la colazione. Tutti e due belli rilassati per aver dormito un’ora in più e anche belli carrrichi e pronti ad affrontare una nuova giornata australiana. Dalle 10.30 alle 12.30 passeggiata da Rose Bay a Double Bay. E fin qui tutto bene. Alle 12.30 stiamo aspettando il bus per andare in centro quando squilla il cellulare di Simo. In quel preciso istante abbiamo visto crollare i nostri piani. Con uno sguardo ci siamo capiti al volo: addio al nostri programmi. E infatti era quel pirla del suo capo che gli chiedeva se poteva iniziare prima perchè c’erano un sacco di clienti. Questa è stata la conversazione: “Simon, dove sei”, “In centro”, “A che ora cominci oggi”, “Alle 4”, “Non è che puoi venire un po’ prima?”, “Ok, prima quanto?”, “Tra mezz’ora” 😯 . Azzo. Alla fine è riuscito a strappargli un… “Alle 14 può andare, però fai in fretta perché oggi è very busy”.
    Da quel momento cambio di programma: bus fino alla stazione più vicina. Treno fino al centro commerciale di Bondi Junction (si, proprio quello di cui parlo sempre) e pranzo al volo per Simo. Io mi sono fermata una mezz’oretta in più per comprare qualcosa da cucinarmi a casa, ovvero wrap e insalata. Tornata all’ovile ne ho poi approfittato per passare una bella oretta e mezza su Skype con i miei, mia nonna e pure il cane, sfruttando per bene la connessione del nostro affittuario. Visto quello che ci costa questa casa puzzolente mi sembra il minimo. Per finire, alle 17, di corsa al lavoro. È mezzanotte e sono rientrata da poco. Ho trovato Simo già a letto che guardava Futurama con gli occhi a mezz’asta. Che tenero, mi ha fatto trovare in cucina uno di quei biscotti ripieni di cioccolato che mi piacciono tanto. Certo, ho dovuto implorarlo per fargliene fregare uno al lavoro, ma alla fine ce l’ho fatta. Quattro parole scambiate velocemente giusto per fare un veloce confronto dei nostri turni di settimana prossima e scoprire che non c’è un giorno libero che corrisponda :evil:. Fuck. Si conclude così un’altra giornata australiana, con Simo che ronfa nella sua stanza e io qui che non ho sonno  :-(.

    E questo è quello che adoro di meno, anzi, che odio proprio, di questa vita.
    Adesso conoscete anche il lato negativo  ;-).

  • Io adoro…

    Raga, io adoro questo lavoro e adoro questa vita! È stancante, è vero, ma è troppo gratificante!
    Adoro il contatto con la gente. Adoro sentirmi dire “oooh lovely!” “Thanks, you’ve been brilliant!”. Adoro insegnare ai clienti a pronunciare correttamente i nomi delle pizze in italiano e, soprattutto, adoro le mance che lasciano.
    Adoro arrivare a casa la sera stanca ma soddisfatta. Adoro consumare voracemente la mia cena durante il viaggio di ritorno in pullman. Adoro quando riesco a prendere il 380 che mi lascia in cima alla collina così da ammirare Sydney illuminata in lontananza. Adoro vedere le luci dei grattacieli riflesse nell’oceano. Adoro percorrere la strada buia che porta verso casa senza la paura che mi succeda qualcosa e sentire il canto dei grilli, alzare lo sguardo e vedere il cielo stracolmo di stelle… come quando sei in montagna, col silenzio che avvolge tutto. Adoro fare l’ultimo pezzo in discesa correndo in mezzo alla via, arrivare a casa e sedermi sul divano con Simo a mangiare il gelato mentre ci raccontiamo come sono andate le rispettive giornate. Adoro il nostro appuntamento fisso del mattino, poco dopo le 8, in salotto a fare colazione, con lui scazzato perché non ha voglia di andare al lavoro. Adoro quando lui non lavora perché possiamo organizzare qualcosa da fare insieme, ma anche quando ho tutta la mattina per me. Adoro andare a piedi e fare la spesa e tornare col bus perché, sennò, si scioglie il gelato. Adoro cucinare il pranzo per me, farne un po’ di più per Simo a cena e sentirmi dire che “era tutto squisito”. Adoro pranzare davanti al TG1 delle 12.40 (l’unico telegiornale italiano che trasmettono qui). Adoro andare a Watsons Bay e aspettare che Simo finisca di lavorare seduta ai tavolini della gelateria, mentre scrivo qualcosa per il sito. Adoro tornare a casa a piedi chiacchierando e, perché no, fare sosta al cimitero di Vaucluse per vedere le tombe di persone morte più di cent’anni fa e leggere i loro nomi sulle lapidi. Adoro quando non lavoro perché si può scegliere se cenare fuori o se rimanere a casa a cucinare e poi vedere un film. Adoro anche quando devo lavorare perché so che il lavoro è ciò che mi permettere di mantenermi qui e di continuare a fare la vita che sto facendo.