Categoria: Le stranezze di questa terra

  • Can I please get aaaaaaaaa…..

    Sentite, ma vogliamo parlare un po’ della questione caffè qui in Australia?
    L’idea mi è venuta dopo tre mesi che ormai lavoro al Paddington e, dalle 7 del mattino alle 3 del pomeriggio, mentre affetto pomodori e farcisco panini, mi sento ininterrottamente echeggiare nelle orecchie “Can I please get one regular strong soy latte?”, “Can I have one large skim cappuccino to have here?”, “Can I get one espresso double shot, one sugar?”, “Can I have one strong flat white to take away?”.
    Adesso mi chiedo, ma quanti cavolo di caffè esistono su quest’isola??!!
    Cioè, in Italia uno entra in un bar e cosa ordina? Entro quale fascio di infinite possibilità potrà mai prendere la sua sostanziale decisione? Io credo fondamentalmente due: un espresso (nominato semplicemente “caffè”) e un cappuccino.
    Qui in Australia, invece, la questione è ben più complessa…

    La catalogazione che segue ha lo scopo di farvi capire quanto questo popolo ami complicarsi la vita per una cosa così semplice come “bere una tazzina di caffè”  🙄 .

    Bene, partiamo dai fondamentali: il caffè.
    Il caffè è l’elemento base che, se combinato con il latte (elemento accessorio ma non di minor importanza), andrà magicamente a creare tutte le altre svariate tipologie di soluzioni entro le quali uno dovrà poi barcamenarsi sperando di compiere la scelta giusta. Ma dico io, già la vita è complicata di suo… Guarda te se uno, poveraccio, appena uscito di casa di prima mattina debba già trovarsi ad affrontare questo tipo di problemi.

    Va beh, partiamo col guazzabuglio.
    Al primo posto vi è l’ESPRESSO, minimo comune denominatore di tutte le restanti categorie.
    L’espresso, come ben sapete, è puro e semplice caffè, quello che si ordina per placare quel bisogno irrefrenabile di caffeina, oppure durante la giornata, così, tanto per. Io lo bevo al mattino per avviare il cervello e durante il giorno per evitare di mettere in bocca altro.

    Prima di proseguire con l’intricata catalogazione, c’è però da premettere che l’iniziale bivio a cui ci si trova di fronte è se prediligere il caffè “caffeinato” o “decaffeinato”.
    Compiuta questa difficile scelta, bisogna poi stabilirne la quantità.
    Avremo quindi il puro e semplice espresso (o short black), il doppio espresso (espresso double shot) o il caffè lungo (long black o americano), ottenuto facendo defluire molta più acqua.

    L’espresso, come già anticipato, se combinato con il latte, da origine a tutte le altre categorie.
    È necessario però fare un’ulteriore premessa (scusate). Prima di stabilire in che quantità combinare i due elementi, bisogna decretare il tipo di latte da prediligere: intero, scremato o di soia (full, skim o soy milk).
    Dopodiché, si andranno finalmente a combinare i due elementi.

    Avremo quindi:

    Il MACCHIATO: un espresso “macchiato” da una piccola quantità di latte.

     

     

    Il FLAT WHITE: un espresso combinato con del latte caldo ma senza schiuma.

     

     

    Il LATTE (o Caffè Latte): è come un flat white con la sola differenza che il latte è montato per renderlo spumosissimo.

     

    Il CAPPUCCINO: come un latte con però una spolverata di cacao in superficie.

     

     

    Il MOCHA: un cappuccino classico con in più una piccola aggiunta di cioccolata calda all’interno.

     

    Oltre a questi appena elencati esistono poi:

    Il BABYCINO, ovvero latte caldo con schiumetta e spolverata di cacao per i bambini.

    Il PICCOLO LATTE, la versione più piccola del caffè latte.

     

    Il CHAI TEACHAI LATTE, una combinazione di erbe in acqua calda o latte (la versione overseas delle nostre bevande al ginseng e al guaranà).

    Ma non finisce qui…
    Una volta decretata la giusta bevanda da ordinare per soddisfare le proprie voglie, è necessario poi specificare ulteriori dettagli…
    Primo, se prediligere la versione weak, ovvero di “leggera” intensità, oppure strong, cioè “forte”.
    Secondo, se la quantità che si desidera è regular, ossia standard, o large, abbondante.
    Terzo, se la bevanda sarà to have here o to take away (o, come dico io “to take and run“).

    Ultimissima cosa, non dimenticatevi di lasciare il nome al momento dell’ordinazione!
    Qui si usa così… 😉

    That’s it (questo è tutto).
    Spero di non aver dimenticato nulla…

    È stato davvero difficile portare a termine questo post ma dovevo proprio farlo.
    Vi ho lasciati a bocca aperta?  😯
    Dai, adesso andate nel bar sotto casa, o fuori dall’ufficio, a chiedere una di queste versioni di caffè!
    Poi fatemi sapere la faccia (o l’insulto) del barista 😛 .

    Buon fine settimana caffeinomani!!!

  • Sydney Gay and Lesbian Mardi Gras

    Bene bene bene… stasera un bel post educativo. Uno di quelli da lezione universitaria noiosissima, magari alle due del pomeriggio, subito dopo pranzo, quando ti viene quell’abbiocco potentissimo al quale non puoi resistere. Quando gli occhi ti si chiudono e dopo un po’, senza accorgerti di esserti addormentato, ti svegli di soprassalto con la bava che ti cola dall’angolino della bocca sopra al foglio degli appunti… meno male che quel periodo è finito! Hihihihi! (risata maligna)  😈
    Va beh dai basta. Cominciamo.

    Dunque, era da un po’ di tempo che sentivo parlare di questo famoso Mardi Gras. Sinceramente pensavo si trattasse del classico Martedì Grasso che precede il Mercoledì delle ceneri, giornata che segna l’inizio della Quaresima. Non pensiate che io conosca veramente queste nozioni religiose… le ho cercate su Wikipedia (lo giuro). L’Australia sta producendo un certo cambiamento su di me, è vero, ma non in questo campo, ve lo posso assicurare.
    Ad ogni modo, sempre la nostra fedele Wikipedia ci dice, bensì, che il Sydney Gay and Lesbian Mardi Gras è l’annuale parata del gay pride e il festival della comunità gay e lesbica di Sydney, in Australia. È uno dei più grandi eventi di questo genere nel mondo (secondo solo al gay pride di San Paolo, in Brasile) e forse il più conosciuto.
    Nonostante il nome, non si svolge durante la giornata del martedì grasso, nel periodo del Carnevale, né di martedì. Il nome deriva infatti dal nome francese del “martedì grasso” del carnevale di New Orleans, retaggio del periodo in cui la città era governata dai francesi, passato nell’inglese d’America a indicare un festeggiamento di tipo carnevalesco in senso ampio.
    La prima edizione risale al 24 giugno 1978, quando si doveva tenere una marcia commemorativa dei moti di Stonewall che, nonostante fosse stata regolarmente autorizzata, fu impedita dalla polizia. Vi furono numerosi arresti e il giorno dopo un giornale locale pubblicò i nomi delle persone fermate, costringendole ad un outing forzato in famiglia e sul luogo di lavoro.
    Nel 1979 l’evento prese il nome di Sydney Gay Mardi Gras, nel 1980 fu introdotto un primo party successivo alla parata; nel 1981 la parata fu definitivamente spostata a febbraio, cioè d’estate, per tenere conto delle condizioni climatiche dell’emisfero sud, dove le stagioni sono invertite cosicché il mese di giugno cade in inverno, accrescendo i rischi di contrattempi dovuti al maltempo invernale.
    L’evento diventò estremamente popolare negli anni novanta, tanto che uno studio rivelò che il giro di affari dietro la manifestazione corrispondeva nel 1999 a 99 milioni di dollari australiani, facendone negli anni successivi il primo evento/festival annuale dell’Australia.
    La cosa valse agli organizzatori l’appoggio del Ministero del Turismo.
    Con il nuovo millennio, invece, la manifestazione è andata incontro a crescenti problemi finanziari e a un certo ridimensionamento. La causa di ciò è stata attribuita da alcuni a una cattiva gestione finanziaria, mentre altri nella comunità gay hanno sostenuto che il fenomeno segnala il fatto che l’omosessualità è ormai a tal punto “normalizzata” e integrata nella cultura urbana australiana, che il bisogno di aggregazione soddisfatto da eventi di questo tipo sta calando.
    Un’altra spiegazione più concreta ha però a che fare con la crisi corrente relativa alla sicurezza e alla responsabilità civile verso terzi in Australia, che ha causato un tale aumento dei premi per l’assicurazione da costituire un serio fardello per qualsiasi evento pubblico, arrivando in alcuni casi a renderli impossibili. Ciononostante, il Mardi Gras conserva ancora molto appoggio pubblico, ed è ormai una parte vitale della cultura di Sydney.

    Attualmente il Sydney Gay and Lesbian Mardi Gras è un festival che dura circa quattro settimane, tra febbraio e marzo, comprende eventi culturali, artistici e sociali e prevede un party pomeridiano, chiamato Fair Day, la parata che percorre per un chilometro e mezzo il cuore di Sydney nonché l’arteria principale del quartiere gay, Oxford Street, ed un party finale.

    Bene, per oggi penso di avervi annoiati fin troppo… ah, per la cronaca, le foto non le ho scattate io! Le ho prese dalle immagini di google  😛

    A breve pubblicherò un bel post sul weekend… non aspettatevi chissà cosa questa settimana!
    Speriamo che oggi succeda qualcosa di veramente spettacolare da potervi raccontare domani mentre sono al lavoro  😀
    Ah, per le prossime (e ultime) tre settimane resterò da sola in ufficio perchè la mia collega, Saskia, ha finito il suo stage. Uffi, adesso con chi prenderò per il culo Brett e Louise?!  😥
    Prevedo tre settimane luuunghe…

  • Australia Day

    Oggi per gli australiani è un giorno importante tanto quando lo è il 4 Luglio per gli americani… e poteva mancare un’altra copiatura al tanto invidiato popolo americano? Noooo!

    L’Australia Day è la festa nazionale ufficiale dell’Australia, e si celebra il 26 gennaio.
    Il 26 gennaio 1788 fu il giorno in cui il capitano Arthur Phillip prese formalmente possesso della colonia del Nuovo Galles del Sud. Io aggiungerei… “e da li è cominciato lo scopiazzamento”.

    Da quanto abbiamo potuto constatare fino ad ora io e Simo, qui di loro non hanno proprio niente!

    Forse ne avevo già parlato in qualche post precedente… ma non esiste un qualcosa di veramente tipico australiano! Anche la bandiera… abbiamo visto oggi che è un po’ l’unione di quella americana e quella inglese!

    Qui sembra davvero tutto un miscuglio di tante culture messe insieme… le case, le strade, i monumenti… non esiste uno stile univoco. Ci sono case in stile inglese, altre in stile villaggio turistico e poi ci sono i grattacieli… Ogni popolo che ha colonizzato questa terra ha portato qualcosa del suo patrimonio nazionale. Potrei andare avanti all’infinito ad elencare tutte le cose che si potrebbero ritrovare originali nel proprio paese di provenienza. Come la ruota panoramica che c’è sul porto… sembra proprio il London Eye di Londra! Basta fare un giro per il centro per farsi un’idea. Non esiste una cucina tipica australiana… in giro per la città si può trovare qualsiasi tipo di cucina, dalla steak house americana, al giapponese, al libanese, al tailandese, all’indiano e all’immancabile italiano… ma un ristorante che faccia piatti tipici australiani neanche a pagarlo. I fast food poi sono proprio quelli americani. Io pensavo di venir qua e mangiare canguro, coccodrillo, koala… macché! Non lo mangiano nemmeno loro! Quella del canguro è un po’ una leggenda. Qualche supermercato lo vende, ma non esiste un vero metodo per cucinarlo. Al massimo lo si sbatte sulla piastra come qui fanno con qualsiasi tipo di carne…
    I ristoranti potrebbero realizzare profitti inimmaginabili se solo si inventassero una minchiata di piatto tradizionale, ma abbiamo capito che qui lo spirito imprenditoriale non sanno neanche cosa sia… altro che anni e anni di studi di marketing! Nessuno si sognerebbe mai di accrescere il proprio business. Gli basta così. Il ristorantino da 20 coperti va alla grande? Bene! Perché complicarsi la vita? Chi glielo fa fare di investire i propri guadagni per ingrandire l’attività?!

    Va beh dai, per oggi basta così… non so se quello che ho appena scritto sia una critica o una cosa che dovremmo invidiargli. Alla fine loro vivono secondo la filosofia del “vivi e lascia vivere”. Se gli sta bene così perché rompergli le balle? Intanto loro stanno sicuramente meglio di noi in Europa e in America e la crisi non sanno nemmeno cosa sia.

    Forse da questo popolo c’è solo da imparare.

  • Lo strano rapporto che hanno con i piedi…

    Dunque, ho deciso di iniziare questa sezione parlando dello strano rapporto che questo popolo ha con i propri piedi…
    Ho notato fin da subito, ma gia’ ne avevo sentito parlare, che qua la gente va spesso in giro a piedi nudi.

    E finche’ ci troviamo nella zona intorno alla spiaggia e’ ancora accettabile… ma non in centro citta’!
    Quando venerdi’ io e Simo siamo andati a Bondi Beach ho notato che molti ragazzi entravano addirittura al Mc Donald’s a piedi nudi… e c’e’ da attraversare la strada per arrivarci! Mamma che schifo… quel pavimento era lercio. Ma stamattina quando ho visto una ragazza a piedi nudi davanti al bancomat a prelevare davvero non credevo ai miei occhi. Poi anche qui, come da noi, le strade sono piene di sputi e cacche di cane!
    Tra l’altro loro girano a piedi nudi persino in casa… e hanno la moquette.
    E pensare che Debrah non vuole che salgo sul tappeto con le scarpe.. con le ciabatte si, ma “only if they’re clean”… Mah, non aggiungo altro.
    Mi sa che piano piano imparero’ a non meravigliarmi piu’ di niente :-).