La notte porta… scompiglio?

images (1)Sono le 5 di notte passate e non riesco a dormire… forse complice la mangiata che mi son fatta dopo il lavoro o il Baileys al caffè che mi ha offerto la coinquilina quando sono rientrata a casa. Strano però. Mi sentivo così stanca dopo quasi otto ore di lavoro ininterrotto. Al ristorante questa sera abbiamo avuto il pienone ed eravamo anche sotto-personale. Dire che abbiamo corso tutti come polli (come si usa dire qui) è dire poco. Mi viene in mente la canzone dei Coldplay “when you feel so tired but you can’t sleep…”. Sì, mi sento stanca da morire ma allo stesso tempo non riesco a prendere sonno. Fortuna che domani non si lavora! Tra poco sarà già l’alba. Sono d’accordo con alcuni amici di trovarci intorno alle 9 per poi decidere qualcosa da fare per trascorrere insieme la domenica. Le previsioni danno sole e temperature primaverili, nonostante qui sia ancora pieno inverno. L’idea iniziale era un barbecue a casa di un nostro amico, poi abbiamo pensato di spingerci un po’ più in là, magari fino alla penisola di Coromandel o a Waiheke Island, per esplorare la natura selvaggia al di fuori della grande metropoli. Per ora, l’unico piano che abbiamo concordato è quello di puntare tutti la sveglia alle 8, sentirci e decidere. Speriamo di riuscire a sfruttare la giornata nel migliore dei modi. Dopo una notte passata a contare le pecore (e in New Zealand non sono poche), personalmente spero di avere la testa abbastanza lucida per godermi il giorno e la compagnia. Ma sicuro sarà così. Ormai sono abituata a non avere più orari. A pensarci bene ieri mattina mi sono alzata a mezzogiorno. Forse anche questo ha influito. Comunque mi piace l’idea di vivere senza orari fissi o senza quei momenti che generalmente si ripetono quotidianamente per almeno cinque giorni su sette, quali l’ora della sveglia, l’ora dell’uscire di casa per andare al lavoro, l’ora del pranzo, l’ora del rientro dopo il lavoro, l’ora della doccia, l’ora del telegiornale e della cena, l’ora dell’andare a dormire… Non so quanto questo sia giusto. Non so nemmeno se si possa considerare giusto o sbagliato questo modo di vivere. Forse è solo uno dei tanti modi che uno ha di vivere la propria vita o forse è solo una fase. Chi l’ha detto che bisogna per forza vivere a ritmi scanditi? Forse la mia è una forma di rivolta alla vita che la maggior parte delle persone conduce per consuetudine. O forse è solamente una classica ribellione post adolescenziale. Chi lo sa. Però sto conoscendo moltissimi ragazzi che la pensano come me. E questo mi rasserena. Io so solo che per ora va benissimo così. Mi sento libera, sto bene, non ho rimpianti… vado a letto felice e soddisfatta e mi sveglio la mattina piena di energie. Cosa mi manca? Forse vorrei avere qualche soldo in più sul conto, giusto per stare un po’ più serena… ma chi non lo vorrebbe? Forse in questo momento mi manca il fatto di non avere un compagno fisso. Per la prima volta nella vita, però, non mi viene subito da dire che mi manca la salute. Lo so che in realtà mi sto raccontando una grossa cazzata, ma mi sento così in forma che mi son quasi scordata di tutti i problemi che avevo (e che ancora ho, naturalmente). Va beh, gira e rigira si son fatte le 6.30. Provo a chiudere gli occhi un’oretta.
Auguro buon risveglio a chi vive a queste latitudini e buon sabato sera a voi che abitate dall’altro lato del mondo!

  • Gian Marco

    Vivere a ritmi scanditi è noiosissimo, quindi sappi che un po’ ti invidio. Goditi ogni minima sfumatura di questa lunga avventura, mi raccomando, compreso il lavoro presso quel bel ristorante di cui accennavi un paio di post fa.
    Un abbraccio.